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"Racconto delle cose meravigliose d’Oriente", EMP traduce in italiano il racconto di viaggio del missionario medioevale Odorico da Pordenone

Presentazione del libro sabato 20 ottobre alle 16.00 a Padova, in Sala dello Studio Teologico al Santo, nell’ambito del convegno “Odorico da Pordenone, francescano - Un ponte tra Europa e Cina”

18 Ottobre 2018| di Alessandra Sgarbossa - Ufficio Stampa Messaggero S. Antonio Editrice

Nonostante i suoi 688 anni il racconto del viaggio in Oriente del beato Odorico da Pordenone, missionario e viaggiatore francescano, non ha perso la sua freschezza. Il libro Racconto delle cose meravigliose d’Oriente, pubblicato dalle Edizioni Messaggero Padova, è la prima traduzione in lingua italiana dall’edizione critica della “Relatio de mirabilibus orientalium Tatarorum”, la relazione conclusiva che frate Odorico dettò nel 1330, di rientro dalla missione, al confratello Guglielmo da Solagna nel Convento di Sant’Antonio a Padova. La traduzione EMP è tratta dalla prima edizione critica curata nel 2016 da Annalia Marchisio, basata sull’analisi dell’intera tradizione manoscritta e la ricostruzione della complessa storia del testo.

Nel suo viaggio pastorale durato 12 anni (era partito da Venezia nel 1318), fra Odorico percorse secondo i calcoli di alcuni studiosi ben 50mila chilometri e incontrò popolazioni, come quella dei Mongoli del Khan, culture, tradizioni, religioni, piante e animali “meravigliosi” praticamente sconosciuti all’Occidente. Un “mondo nuovo” che il francescano raccontò con stupore, curiosità e umanità nella sua “Relatio” di uno dei viaggi più sorprendenti che ci abbia lasciato la letteratura odeporetica, cioè di viaggio, del medioevo. «Una cronaca di tanti anni fa, ma che ci testimonia a tutt’oggi di incontri e relazioni a volte “impossibili”, o che tali si sarebbero potuti considerare, ma che spirito missionario e curiosità squisitamente umana e francescana, resero possibili», spiega padre Luciano Bertazzo, direttore del Centro Studi Antoniani, nell’Introduzione al volume EMP.

La relazione dell’Itinerarium fu fatta redigere da frate Odorico da Pordenone «quasi sicuramente per essere inviata alla curia papale residente allora ad Avignone, particolarmente interessata a tessere rapporti con il favoloso mondo dell’Oriente – scrive ancora Bertazzo –. La vicenda delle terribili invasioni tartare che avevano lambito i confini occidentali della cristianità europea, al di là del terrore che avevano procurato, aveva suscitato una viva curiosità per questo mondo lontano».
Fin da subito il testo originale latino ebbe un immediato successo in tutta Europa: era allora una delle prime descrizioni dell’Estremo Oriente medievale. La sua diffusione fu notevole, visti i numerosissimi manoscritti conservati e arrivati fino a noi in latino, italiano, francese, tedesco, castigliano e gallese, vuoi per la “meraviglia” che suscitarono nel testimone diretto prima e nei lettori poi le cose narrate, vuoi per il latino usato dallo scrivano di Odorico. Nel riportare “fedelmente” quanto raccontatogli dal confratello, fra Guglielmo «non si è preoccupato di scrivere in un latino difficile, ricercato ed elegante, ma come quello raccontava, così questi scriveva, in modo che tutti potessero più facilmente comprendere le cose che venivano dette», si legge nella conclusione della “Relatio”.

Semplicità del linguaggio necessaria considerata la straordinarietà degli eventi narrati, tanto “nuovi e meravigliosi” per l’epoca che frate Odorico si preoccupò non solo di ribadire di esserne stato testimone oculare, ma anche di aver omesso alcune vicende talmente “incredibili”, seppur vere, per paura di non essere creduto. Nella conclusione fra Odorico fa infatti annotare ancora al suo scriba «che tutte le cose scritte qui io (Odorico, ndr) le ho viste con i miei occhi o le ascoltai da persone degne di fede. Nel linguaggio comune di quelle regioni le cose che non vidi mi furono testimoniate come vere. Molte altre cose ho tralasciato e non le ho fatte scrivere, poiché per alcuni sembrerebbero incredibili, a meno che non le vedessero con i propri occhi».

Il libro verrà presentato a Padova, nella Sala dello Studio Teologico nel complesso basilicale del Santo, sabato 20 ottobre alle ore 16.00 nell'ambito del convegno "Odorico da Pordenone, francescano - Un ponte tra Europa e Cina".

 

L’AUTORE
Odorico da Pordenone, frate minore conventuale, visse tra il 1265 circa e il 1331. Nel 1318 intraprese uno dei viaggi più sorprendenti nella prima metà del Trecento: partì da Venezia per Trebisonda, attraversò l’Asia Minore e per mare raggiunse l’India, Sumatra, Giava, Indocina e Cina fino a Khanbaliq (Pechino) e tornò via terra. Di ritorno, nel 1330 nel convento francescano della Basilica di Sant’Antonio a Padova, dettò a frate Guglielmo di Solagna la "Relatio" delle sue fortunate memorie. L’anno successivo raggiunse il convento di Udine, e lì chiuse i suoi giorni terreni con fama di santità.

 

DATI BIBLIOGRAFICI
Titolo: Racconto delle cose meravigliose d’Oriente
Autore: Odorico da Pordenone
Editore: Edizioni Messaggero Padova - www.edizionimessaggero.it
Pagine: 112
Collana: In cammino
ISBN: 978-88-250-4526-0
Scheda libro e abstract del volume: http://www.edizionimessaggero.it/ita/catalogo/scheda.asp?ISBN=978-88-250-4526-0


Allegati disponibili


  • 88_cs_2018.10.17_emp_racconto_delle_cose_meravigliose_odorico_da_pordenone.doc
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  • 9788825045260-racconto_d_cose_meravigliose.jpg
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  • racconto_delle_cose_meravigliose_abstract.pdf
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