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“Greccio e i frutti della notte oscura di san Francesco” (ed. EMP), fra Zdzisław Józef Kijas analizza l’esperienza del primo presepe in chiave esistenziale e spirituale

Prefazione di Papa Bergoglio: «Francesco mostra come arrivare all’alba camminando attraverso la notte». Prologo del ministro generale fra Carlos A. Trovarelli, OFMConv

30 Novembre 2023| di Alessandra Sgarbossa - Ufficio stampa Messaggero di S. Antonio Editrice

Greccio e i frutti della notte oscura di san Francesco di fra Zdzisław Józef Kijas, appena pubblicato dalle Edizioni Messaggero Padova, è un libro sui generis. Sono già state scritte numerose interpretazioni della rievocazione della Natività di Cristo realizzata a Greccio nel 1223 da san Francesco e ne compaiono continuamente di nuove. Valeva la pena scriverne una in più? C’è ancora qualcosa in tale rievocazione che non sia stato affrontato o che lo sia stato in modo incompleto? Che chiave utilizzare per capire meglio il mistero che essa cela? Come descrivere con maggior profondità la situazione spirituale ed esistenziale di Francesco? A 800 anni dal primo presepe, l’autore interpreta quell’esperienza come il momento in cui Francesco d’Assisi supera la sua crisi interiore, così come può essere per chiunque di noi incontri Dio nell’umanità di Gesù.

Il titolo si regge sulla metafora della “notte oscura” per scrutare meglio e in profondità nell’animo di Francesco nel momento in cui rivive la nascita di Gesù a Greccio, ma va anche alla ricerca di altre sue “notti oscure”, come quando rivoluzionò la sua vita lasciando suo padre per farsi servo di Dio. Le due notti dell’anima dell’assisiate, poco indagate dai biografi di Francesco, sono secondo l’autore «la chiave stessa per afferrare ciò che in lui è più essenziale».

Il volume vanta la prefazione di Papa Francesco, che così scrive: «Alle origini delle prime comunità cristiane sembrava irragionevole pensare a un Dio umile, un Dio che si fa carne, una carne che scende nel disagio più estremo dell’umanità. Si pensava fosse una favola per gente proveniente da ceti sociali miseri e incolti. Questo invece è un mistero. Francesco insegna anche a noi che il mistero si intravede. […] Francesco a Greccio insegna ai comuni cristiani e anche ai grandi studiosi che occorre camminare, non pretendere di possedere tutta la verità. San Giovanni Crisostomo, un antico Padre cantore dell’umiltà di Dio, rivolgendosi a chi pretendeva di indagare tutto con la sola razionalità, insegnava che i Magi “non si misero in cammino perché avevano visto la stella, ma videro la stella perché si erano messi in cammino”. Francesco insegna che la vita con Dio è un cammino. Mai dobbiamo dimenticare questo. L’abitudine a pensarci dentro una condizione di cristianità ha creato prassi pastorali fredde che hanno proposto la santità quasi in modo monumentale, una sorta di condizione statica, tipica di un’umanità immobile senza passioni e senza sentimenti […]. Pensando all’esperienza di san Francesco a Greccio, desidero sottolineare proprio l’immagine del cammino e del camminare. Il cammino a volte avviene in piena luce, altre volte all’alba, altre volte la sera, ma ha anche una parte importante: la notte. A Greccio Francesco mostra come si possa arrivare all’alba camminando attraverso la notte».

Nel “prologo spirituale”, il ministro generale dei frati minori conventuali, fra Carlos A. Trovarelli, sottolinea come il contesto storico che ha portato Francesco a dare forma al primo presepe otto secoli fa, unito alle sue domande spirituali e alle vicende non sempre lineari interne all’Ordine, chiariscano il processo spirituale che hanno fatto del Poverello di Assisi un «vero santo». «L’acutezza letteraria di fra Zdzisław J. Kijas OFMConv – scrive Trovarelli – ci permette quindi di associare all’evento di Greccio ancora un nuovo significato. Infatti, l’autore interpreta la presentazione del Natale a Greccio come la fine di una notte oscura di Francesco, e ci offre diverse prove a favore di questa singolare e nuova lettura. […] Il creativo e provvidenziale passaggio di Francesco a Greccio in quel dicembre del 1223 ha ancora capacità simbolica; non solo nel “far presente” Cristo (il quale e già tantissimo!), ma anche nella sua capacita di unificare, attorno a questo mistero, l’interiorità bella ma anche sanguinante del Fratello di Assisi, e, sicuramente, anche le nostre interiorità, le nostre persone».

 

L’AUTORE

Zdzisław Józef KIJAS, frate minore conventuale polacco, ha conseguito il dottorato in scienze religiose e in dogmatica all’Università cattolica di Louvain-La-Neuve (Belgio). Ha ricoperto l’incarico di preside della Pontificia Facoltà Teologica San Bonaventura - Seraphicum (Roma) e per dieci anni è stato relatore nel Dicastero delle Cause dei Santi. Attualmente è postulatore generale dell’Ordine Francescano Minore dei frati Conventuali e docente universitario. Per le Edizioni Messaggero Padova ha già pubblicato Brulicante di vita. 800 anni della Regola di san Francesco (2023). 

 

DATI BIBLIOGRAFICI

Titolo: Greccio e i frutti della notte oscura di san Francesco

Autore: Zdzisław Józef Kijas         

Prefazione: Papa Francesco        

Argomento: Francescanesimo    

Collana: Memoria e Profezia       

Editore: Edizioni Messaggero Padova

Tipologia: Libro, Brossura plastificata opaca

Dimensioni: 12,0 x 19,0

Pagine: 136

Pubblicazione: 11/2023

Numero edizione: 1

ISBN: 9788825057935

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Allegati disponibili


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