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Dal Mediterraneo all’Artico, sul «Messaggero di sant’Antonio» per l’estero di luglio-agosto i ricercatori italiani che salvano i mari

In primo piano anche l’intervista ad Anthony Rota, il primo speaker italo-canadese del Parlamento del Paese degli Aceri, le attività degli Istituti di cultura italiana nel Sudamerica in periodo di Covid, le storie degli italiani all’estero

9 Luglio 2020| di Alessandra Sgarbossa - Ufficio Stampa Messaggero S. Antonio Editrice

«Ogni anno, circa 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono in mare. Il Mediterraneo rappresenta solo l’1 per cento delle acque globali. Eppure le ricerche evidenziano che nelle sue acque si concentra il 7 per cento (pari a 570 mila tonnellate) della microplastica globale». A lanciare un nuovo allarme è Maurizio Raeli, direttore del Ciheam di Bari, uno dei quattro organi del Centre International de Hautes Etudes Agronomiques Méditerranéennes, organismo intergovernativo, con sede a Parigi, al quale aderiscono tredici Paesi mediterranei, tra cui l’Italia. Alessandro Bettero in “Un mare da ripulire” intervista il ricercatore che con il progetto Common sviluppa, per i Paesi del Mediterraneo, un modello di monitoraggio e riduzione dei rifiuti.

Il veneziano Marco Casula, giovane tecnico dell’Istituto di Scienze Polari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISP), è l’unico italiano fra trenta ricercatori della Base del CNR alle Isole Svalbard sul Mar Glaciale Artico, un luogo legato all’epopea di Umberto Nobile e del Dirigibile Italia. A Nicoletta Masetto in “Marco Casula: cronache dall’Artico” il 28enne descrive il progetto a cui sta lavorando con i suoi colleghi: indagare le cause per cui l’Artico si sta scaldando a un ritmo molto più veloce del resto del pianeta, monitorando i cambiamenti nella stratificazione dell’acqua, le correnti oceaniche, l’effetto degli inquinanti sull’ecosistema di questo delicatissimo ambiente marino.

Non era mai successo, in oltre centocinquant’anni di storia confederale del Canada (il Paese come lo conosciamo oggi, nasce nel 1867), che ad occupare lo scranno più alto del Parlamento fosse un italo-canadese. Il 5 dicembre scorso, i deputati del Paese degli Aceri hanno eletto il 58enne Anthony Rota, di origini cosentine, come 37esimo speaker (ovvero presidente) della Camera dei Comuni. Già vicepresidente aggiunto per quattro anni, Rota nel suo discorso di insediamento si è rivolto ai colleghi parlamentari in italiano. Lo intervista Vittorio Giordano in “Rota, il presidente che ascolta Dalla”.

Gli Istituti Italiani di Cultura sono i nostri migliori avamposti all’estero nella promozione dell’italianità. In tempi di Coronavirus, la necessità di continuare l’attività e di garantire condizioni di sicurezza, ha costretto tutti a ulteriori sforzi e ad approntare soluzioni creative. La situazione più difficile investe probabilmente l’America Latina dove le drammatiche conseguenze dell’epidemia di Covid-19 hanno rivoluzionato l’organizzazione delle iniziative programmate. Il mensile francescano ha raccolto due esperienze significative provenienti dal Sudamerica: quella dell’IIC di San Paolo in Brasile e quella dell’IIC di Montevideo in Uruguay. Ne scrive Bettero in “Italianità alla riscossa”.

Quando Marino Cattelan, nel 1989, decise di partire per il Guatemala, non pensava che avrebbe scelto di fermarsi lì, o che avrebbe messo su famiglia, né tantomeno che sarebbe diventato un fotografo famoso. Partì dal natio veneto, da Vicenza, perché aveva voglia di cambiare aria. Desiderava qualcosa di nuovo, diverso dalla fabbrica dove lavorava. Seguì un missionario della zona che stava costruendo una casa di accoglienza per i bambini orfani della guerra civile guatemalteca. In quegli anni, infatti, il piccolo Paese centro-americano era nel bel mezzo di un conflitto terribile, soprattutto per gli indios. Da allora, mostre, libri, calendari e anche racconti diventano il senso di questa nuova vita che Cattelan scopre giorno dopo giorno, con l’obiettivo e il cuore. Nicola Nicoletti in “Cattelan, foto senza tempo”.

Se a Copenaghen è diventata realtà la prima metropolitana senza guidatore, gran parte del merito va ascritto anche a Salvatore Tedesco, ingegnere salernitano di Angri, che nel 2011 arrivò in Danimarca per seguire, come project manager, la costruzione della nuova metro della capitale per conto di Hitachi Rail STS (all’epoca Ansaldo STS). Il Cityringen (la nuova linea ad anello) driverless rappresenta un successo a tutto campo della tecnologia italiana. Il manager racconta la sua esperienza a Laura Napoletano in “L’ingegnere col metrò in valigia”.

In Australia i discendenti degli emigrati italiani a Mackay, una località costiera del Queensland, per oltre sei anni hanno scavato negli archivi per documentare la longeva presenza italiana di quell’area del Paese dei canguri: il primo italiano a mettervi piede, nella metà dell’Ottocento, fu Giovanni Barberi al seguito della spedizione dell’esploratore scozzese John Mackay. Il risultato di questa lunga ricerca è un inventario di oltre 200 storie di altrettante famiglie e il volume di 544 pagine dal titolo For a Better Life. Sara Bavato in “Mackay, cuore italiano” racconta l’attività documentaristica della Mackay and District Italian Association.

 

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