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È italiana la ricercatrice che ha sviluppato il protocollo per un vaccino anticovid senza brevetto per i Paesi in via di sviluppo. La intervista il «Messaggero di sant’Antonio» per l’estero di aprile 2022

Allevare insetti per il pianeta, la ong Protection4Kids che contrasta il traffico dei minori, da Salerno agli States per studiare nuovi pianeti, l’Ospedale italiano in Venezuela e altre storie di emigrati italiani

31 Marzo 2022| di Ufficio Stampa Messaggero S. Antonio Editrice

Senza brevetto, derivata dai lieviti, facile da produrre e molto efficace. Sono queste le caratteristiche di una proteina di base per un nuovo vaccino contro il Covid-19 creata dalla ricercatrice di origini liguri Maria Elena Bottazzi e Peter Jay Hotez del Texas Children’s Hospital Center for Vaccine Development di Houston. «L’idea fondamentale è che ogni Paese, partendo dal nostro protocollo, sviluppi e produca autonomamente un vaccino contro il Covid-19», racconta la scienziata, che vive negli Stati Uniti dal 1989, nell’intervista “Un vaccino da premio Nobel” di Alessandro Bettero. «Questo network di Paesi (Developing Countries Vaccine Manufacturing Network) raccoglie produttori locali che si aiutano tra loro, al contrario delle multinazionali dei Paesi ricchi – prosegue –. Dobbiamo sostenere questo principio di autosufficienza e di de-colonizzazione in ambito sanitario, rispetto alle grandi industrie del farmaco, in modo che i Paesi in via di sviluppo siano in grado di affrontare problemi locali con soluzioni specifiche. L’unica condizione che poniamo ai nostri partner locali è l’assunzione di responsabilità nella produzione e nella distribuzione del vaccino contro il Coronavirus, che non abbandonino l’impresa per strada, e che l’impiego “commerciale” della nostra proteina conduca davvero a garantire la copertura vaccinale a chi, altrimenti, non avrebbe modo di permettersela o di riceverla».

Per la Giornata mondiale della Terra del prossimo 22 aprile due giovani biologi trevigiani, Pier Paolo Poli ed Emanuele Rigato, invitano adulti e bambini ad allevare in casa farfalle che, insieme alle api, hanno un ruolo fondamentale e insostituibile nell’impollinazione dei fiori, oltre a bachi e grilli. Una proposta per ritrovare un equilibrio interiore con la natura e ripopolare l’ambiente in cui viviamo. Ne scrive Bettero in “Insetti alla riscossa”.

È giovanissima ed è a capo di Protection4Kids, una Ong operante in diverse parti del mondo per contrastare la tratta di esseri umani, lo sfruttamento sessuale e la compravendita di materiale pedopornografico. Annachiara Sarto, 23 anni, di Castelfranco Veneto (Treviso) ha al suo attivo diverse missioni. Laureata in Diritto internazionale all’Università dell’Aja, in Olanda, è consulente del Dipartimento delle operazioni di pace – Squadra speciale di protezione dei minori delle Nazioni Unite. La intervista Claudio Zerbetto in “Stop al traffico dei minori”.

Fin da bambina sognava di fare l’astronauta e oggi, che ha 36 anni, è arrivata a buon punto. Ilaria Carleo, originaria di Faiano in provincia di Salerno, dopo gli studi universitari in Italia, da tre anni lavora negli Stati Uniti come ricercatrice. Grazie a collaborazioni internazionali per giovani studenti, ha scoperto e studiato pianeti molto giovani e si sta occupando di atmosfere esoplanetarie e di ricerca di batteri su nuovi corpi celesti, ovvero di vita. La sua storia è raccontata da Nicola Nicoletti in “Da Faiano alle stelle”.                                 

Ci porta in Venezuela Marinellys Tremamunno con “È nato l’Ospedale italiano”. Il Paese sudamericano continua a vivere una delle peggiori crisi umanitarie del mondo, gli ospedali pubblici operano con appena il 3 per cento delle forniture necessarie e il 94,5 per cento della popolazione versa in una situazione di povertà (fonte Encovi, 2021). In risposta a questa complessa realtà, è stato da poco inaugurato l’Ospedale italiano in Venezuela, un’iniziativa privata, senza fini di lucro, per offrire assistenza medico-ospedaliera ai 106.447 cittadini italiani ivi residenti.

Generoso D'Agnese in “Il poeta del pentagramma” racconta la storia di Stefano Faggioni, musicista e organista pescarese, che ora vive e lavora in Svizzera. Oltre a essere compositore di musiche per film e cortometraggi, è anche un musicista versatile e un concertista internazionale classico. E al «Messaggero» confessa: «strano il destino. I miei nonni erano emigrati in Svizzera negli anni Sessanta del secolo scorso. Io, a distanza di 30 anni, ho ripercorso lo stesso identico cammino. È come se il tempo non fosse passato. Mi sono ritrovato nella stessa identica condizione di emigrato, ma l’accoglienza è stata positiva come lo è stata per loro».

La comunità italiana in Lettonia è piccola, conta meno di 400 persone, ma nasconde punte di eccellenza. Una di loro si chiama Giulia Rossi, 26 anni. La giovane ha visto allungarsi fino a settembre il suo tirocinio presso la Berec, l’Agenzia europea per le comunicazioni elettroniche, uno degli enti dell’Ue, per cui spera di lavorare stabilmente. Ce la presenta Andrea D’Addio in “Una toscana a Riga”.

 

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