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Generatori di bellezza nel «Messaggero dei Ragazzi» di aprile 2026
La biblioteca del cuore di Sambruson nel veneziano, l’intervista al giovanissimo attore Antonio Incalza della serie TV «Gomorra - Le Origini», il dossier sull’energia nucleare e fotovoltaica a confronto, perché diciamo le parolacce
Purtroppo, nel mondo, ci sono ancora tante ferite da sanare, guerre e conflitti che sembrano non volersi fermare. Anche oggi, però, risuonano le parole del Risorto: “La pace sia con voi”. Non è un semplice augurio, ma un dono che ci impegna a essere portatori di pace e di bellezza nel mondo. A questo tema è dedicata la copertina del «Messaggero dei Ragazzi» di aprile che richiama all’interno l’inchiesta “Generatori di bellezza” curata da Davide Penello con studenti e studentesse tra 13 e 14 anni. Piccoli gesti quotidiani, vissuti con cuore e con cura, inclusivi e autentici. Se una recente ricerca dell’Università di Padova ha indagato sulle ansie e le preoccupazioni degli adolescenti, mettendo in evidenza la costante lotta con la rabbia e la dipendenza dai social, che provoca nel 62% degli intervistati una bassa autostima, nella realtà c’è un mondo che scoppia di bellezza, basta solo farlo emergere e dargli voce, come questi adolescenti hanno raccontato al MeRa.
Sulla reattività dei giovanissimi in una serie di circostanze emotive, prevedibili o meno, è incentrato anche il test “Conosci te stesso?” di Giulia Baiocchi.
Il 23 aprile si ricordano due ricorrenze distinte, ma unite, in qualche modo, dalla tradizione, che riguardano i libri e la lettura: la Giornata mondiale del libro e delle rose, che si ispira a una tradizione catalana, e la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore, istituita dall’Unesco nel 1996, anniversario della morte di due grandi scrittori come Cervantes e Shakespeare. E ai libri è dedicato l’articolo “La nostra biblioteca un posto dove crescere”, scritto a più mani dalla classe 3°G della Scuola secondaria di I Grado “Gandhi” di Sambruson (VE), che ha partecipato a un laboratorio di scrittura giornalistica. Una biblioteca, quella del comune veneziano, intitolata alla professoressa Stefania Artusi, docente di lettere scomparsa nel 2022 e grande sostenitrice della lettura.
L’intervista di questo mese coordinata da Laura Pisanello insieme ai lettori del MeRa è ad Antonio Incalza, il più giovane protagonista della serie «Gomorra - Le Origini», che sogna di diventare un grande regista e attore di molti film. La serie tv crime, liberamente ispirata all’omonimo romanzo di Roberto Saviano, con la regia di Marco D’Amore, in onda su Sky e in streaming su Now, narra le vicende di vari clan camorristici del napoletano ed è già stata venduta a diversi Paesi del mondo. Antonio, che qui interpreta Fucariello, un ragazzino orfano, ha già recitato anche in un altro film dall’argomento impegnativo: «Il treno dei bambini», ispirato al romanzo di Viola Ardone e diretto da Cristina Comencini, ambientato subito dopo la Seconda guerra mondiale, in un periodo di grande povertà per il nostro Paese. I temi di questi film, con cui Antonio – classe 2015 – si è confrontato, non sono leggeri, ma lui lo ha fatto con la leggerezza tipica della sua età.
A 40 anni dall’incidente di Chernobyl, quali prospettive ci sono per l’energia nucleare? Ne tratta “Nucleare: quale futuro?” di Alessandro Scotti. Il più grave incidente della storia dell’energia nucleare e l’unico, insieme a quello
di Fukushima del 2011, a essere classificato al settimo livello, il massimo, della scala di INES (International Nuclear Event Scale), causò la morte diretta di decine di persone, soprattutto vigili del fuoco intervenuti per contenere le fiamme, l’evacuazione di oltre 340.000 cittadini e la contaminazione di vaste aree di territorio tra Bielorussia, Russia e Ucraina. Gli effetti delle radiazioni provocarono, nel tempo, morti premature e danni fisici a decine di migliaia di persone, rendendo evidenti i rischi in termini di salute per le persone e per l’ambiente. L’ampio dossier ripercorre l’evoluzione dell’energia nucleare, tra criticità (scorie radioattive, rischio di incidenti e costi per nuove centrali) e potenzialità, a confronto con le energie rinnovabili combinate con sistemi innovativi di accumulo.
Nelle nostre giornate, specialmente quando siamo di fronte a situazioni che ci fanno indispettire, capita di dire o di sentire parolacce. Un’abitudine diffusa, che colpisce, ma svuota e ferisce. C’è chi pare averle sempre pronte sulla punta della lingua, e chi, invece, si contiene. Una ricerca della piattaforma Preply afferma che, in media, a un italiano ne escono nove nell’arco di una giornata. Per non parlare poi dei social, che a volte traboccano di volgarità, e a volte diventano vere e proprie offese. Un vizio diffuso un po’ ovunque, dallo spettacolo alla politica, dal mondo dello sport ai film. Ma perché diciamo le parolacce? Ne scrive padre Massimiliano Patassini in “Parolacce”.