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Gli adulti visti dai ragazzi, il concetto di razza e quello di reciprocità ieri al convegno “Tra l’altro. Crescere nella diversità”

Nel pomeriggio di ieri il convegno interreligioso organizzato da Ufficio Scuola della Diocesi e Messaggero di Sant’Antonio è entrato nel vivo

8 Settembre 2018| di Sara Melchiori - Alessandra Sgarbossa

Fedele al suo intento di approfondire il riconoscimento di elementi di uguaglianza e di singolarità dell’altro da noi, ma anche di sfatare luoghi comuni, il convegno interdisciplinare “Tra l’altro, crescere nella diversità” ieri pomeriggio è entrato nel vivo parlando di razza, di reciprocità e di come i ragazzi vedono gli adulti.

Ad aprire la sessione pomeridiana sono state Patricia Santos e Maria Teresa Vizzari dell’Università di Ferrara che si sono soffermate sul “mito della razza”. «La nostra tendenza a classificare i nostri simili, ad attribuire loro un’etichetta razziale, ci ha impedito per secoli di capire quanto siano piccole le nostre differenze biologiche e come si siano formate. Oggi sappiamo molto meglio chi siamo, ovvero una specie straordinariamente mescolata, in cui ognuno porta pezzi di DNA di provenienza diversissima, e da dove veniamo: dall’Africa – hanno spiegato le due ricercatrici in Biologia evoluzionistica ed ecologia del gruppo di Genetica di Popolazioni dell'Università di Ferrara, guidato dal professor Guido Barbujani -. Sappiamo che le differenze fra le varie popolazioni umane sono sfumature, reali ma minuscole, in una tavolozza genetica in cui ognuno è identico al 99,9% a qualunque sconosciuto. Stiamo studiando come in quello 0,1% di differenze ci siano i fattori che spiegano le nostre diverse tendenze ad ammalarci e a rispondere al trattamento farmacologico, il che apre grandi prospettive in medicina preventiva. E abbiamo capito che il nostro carattere, le nostre scelte e i nostri gusti c’entrano pochissimo con i nostri geni, e molto invece col complesso di situazioni ed esperienze individuali che riassumiamo nella parola cultura. C’è un paradosso: mentre la biologia abbandona la visione razziale, una visione simile sta affiorando in ambito culturale. E così nascono forme di razzismo più sottili, secondo cui quello che ci separerebbe dagli altri non starebbe magari nei geni, ma nei nostri schemi culturali».

Paolo De Stefani, docente di diritto internazionale all’Università di Padova di “Diritti umani e religione” all’Istituto di scienze religiose di Padova, ha relazionato sul principio di reciprocità, che non è sinonimo di giustizia o di reciprocità. «È piuttosto un habitus, un atteggiamento mentale e pratico condiviso, uno stile, che “obbliga senza obbligo” a rendere quel che si è ricevuto; restituire, nel bene e nel male, torto su torto, favore su favore. Serve a ribadire e radicare la giustezza dei criteri che tengono insieme una società e una comunità. La reciprocità conferma e consolida l’ordine sociale, sia nelle relazioni tra persone, sia nelle relazioni tra gruppi e tra stati. La legislazione sullo straniero, il diritto internazionale, il diritto bellico offrono molti esempi dell’operare della reciprocità “difensiva”. L’avvento dei diritti umani ha aperto una breccia in questo meccanismo conservatore, lasciando spazio a una reciprocità “positiva”. L’idea di “umanità” rinvia a uno spazio che va oltre la reciprocità. Uno spazio ideale e storico in cui il diverso, lo straniero, il lontano, lo scandaloso, possono trovare riconoscimento, nella logica inedita del per-dono».

Paolo Berti, psicologo del Villaggio Sant’Antonio di Noventa Padovana, ha riportato i temi del rapporto tra “diversità” nella relazione intergenerazionale: come gli adolescenti vedono gli adulti? Lo psicologo ha presentato i dati di un lavoro di ricerca da lui condotto coinvolgendo circa 250 ragazzi e ragazze dai 14 ai 18 anni di Padova, Roma e Salerno. Attraverso un metodo di consultazione partecipata ha chiesto loro di “puntare” lo sguardo sugli adulti e di raccontare ciò che vedevano. Lo scopo di questa analisi non era solo di comprendere meglio le idee, i vissuti e i bisogni dei ragazzi, ma soprattutto raccogliere informazioni utili agli adulti per riflettere sulla propria condizione e sulla relazione con loro, per migliorarsi e per crescere. Se per l’81% i genitori sono un punto di riferimento che sentono vicino, circa metà del campione si sente in difficoltà con un adulto; tra i principali motivi citati dai giovani vi sono l’ansia che generano in loro le pressioni degli adulti, le aspettative dei grandi che non coincidono con i loro desideri, il fatto di non sentirsi capiti nei loro bisogni. A non farli stare bene ci sono adulti che pretendono di avere sempre ragione, litigano tra di loro non li ascoltano o mentono. A farli arrabbiare i grandi quando sono incoerenti o che ripetono sempre le stesse cose. «È emerso che lo sguardo dei ragazzi sul mondo è sempre “competente” - ha concluso Berti - e se gli adulti sono disponibili ad ascoltarli fino in fondo, possono arricchirsi, come persone e come educatori, aprendosi a nuove positive consapevolezze».

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Stamattina, la seconda giornata di convegno, sabato 8 settembre, vede una tavola rotonda sul tema “Visti dagli altri”. Sabina Fadel, caporedattore del mensile «Messaggero sant’Antonio», ragionerà con Ritanna Armeni, giornalista e saggista; Ritika Handa, induista e Nader Akkad, imam di Trieste. Non credenti e credenti non cattolici racconteranno come vedono i credenti cattolici.

Alla tavola rotonda seguirà un intervento dello scrittore Matteo Righetto, che indagherà Identità e diversità, conflitti e abbracci nella letteratura.

Tra l’altro. Crescere nella diversità ha il patrocinio di: MIUR - Ufficio scolastico regionale per il Veneto, Facoltà Teologica del Triveneto, Istituto Superiore di Scienze Religiose – Padova, FIDAE Veneto, FISM Veneto, Fondazione “G. Bortignon” per l’educazione e la scuola, Fondazione “Lanza”, Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti, ed è sostenuto dal contributo di Mediagraf Spa, Fism provinciale di Padova, Banca Sella.

 

Sul sito http://www.messaggerosantantonio.it/it/convegno2018 sono pubblicati i profili biografici dei relatori e gli abstract degli interventi e, in un secondo momento, saranno inseriti gli atti digitali del convegno ed eventuali materiali didattici.

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Ufficio stampa Messaggero di Sant’Antonio - Alessandra Sgarbossa – cell. 380-2038621 - ufficiostampa@santantonio.org

Ufficio Stampa Diocesi di Padova - Sara Melchiori – cell. 347-3367977 - ufficiostampa@diocesipadova.it

 

 


Allegati disponibili


  • 72_cs_2018.09.07_convegno_tralaltro_venerdi_e_sabato.doc
    148992 Kb


  • deplian_convegno_tra_laltro_sett18.pdf
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  • foto_vizzari.png
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  • foto_santos.jpg
    88175 Kb


  • de_stefani_foto.jpg
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  • paolo_berti_foto.jpg
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